ALBERTO RIVOLTA

Rivolta intervistato per Influencers Kings

Ciao Alberto, presentati e parlaci un po’ di te.

Mi chiamo Alberto Rivolta e lavoro sodo da qualche anno per riuscire a far diventare la musica una professione. Sono un cantautore e sostazialmente sto studiando a livello professionale in un’accademia di muisca contemporanea. Nello specifico sto portando a termine un corso per l’insegnamento della chitarra, perché la mia idea è di “riuscire” come cantautore, ma il mio piano B è rimanere nell’ambito della musica insegnando, appunto, chitarra o suonando per qualcun altro, cosa che già faccio, al momento sono chitarrista per Catherine.

Da quanto tempo ti piace la musica, da quanto è la tua passione?

Ho sempre amato la musica perché da quando sono piccolo, mia madre teneva e tiene sempre la radio accesa a casa, infatti la ringrazierò sempre per questo e per la possibilità che mi sta dando, pensando che sia meglio lasciarmi fare ciò che mi piace e non vedermi intrappolato in un lavoro che non mi soddisfa. In termini di passione vera e propria, è cambiato tutto quando a 12 anni mi hanno regalato la mia prima chitarra. Ho cominciato a suonarla e non ho mai smesso da allora.

Suoni altri strumenti?

La chitarra è il mio strumento, suonicchio il pianoforte ma più che altro per didattica, lo uso per studiare al momento.

“Sento di avere qualcosa di artistico dentro di me”

Ho visto il tuo profilo Instagram, come mai utilizzi questa piattaforma per avere visibilità?

All’inizio ho provato ad utilizzare in contemporanea sia Facebook che Instagram, ma ho visto che su FB ho avuto un riscontro minore ho deciso di concentrarmi assolutamente su Instagram. Credo che quest’ultimo funzioni meglio in quanto più universale, Facebook viene usato sempre meno. Instagram è una piattaforma molto più viva soprattutto per quanto riguarda la possibilità di interazione tra gli utenti e la possibilità di creare collaborazioni con maggiore facilità. Gli hashtag sono probabilmente i codici di un nuovo linguaggio planetario, capace di creare contenuti comprensibili a tutti.

Che musica ascolti?

Io amo il blues, soprattutto estero perché di italiano a parte Bennato e Britti ascolto poco altro. Per quanto riguarda la musica moderna amo molto quella anglofona, per esempio Coldplay, Imagine Drangons, Ed Sheeran. Per quanto riguarda il panorama musicale italiano, mi sto appassionando alla nuova leva di cantautori moderni come i Rama , i Coits e la musica che era stata definita indie fino a poco tempo fa.

Ti spaventa qualcosa del mondo di cui fai e vorresti far parte? Hai delle insicurezze, delle preoccupazioni?

Beh, penso che in quanto artista o comunque persona che sente di avere qualcosa di artistico dentro di sé, credo di avere un’insicurezza di fondo. Penso sia difficile trovare una persona che faccia qualsiasi tipo di arte che sia totalmente sicura di quello che fa. La mia più grande fatica è questa: essere contento di ciò che faccio.

Non frequenti il conservatorio, che tipo di accademia è la tua?

È una scuola di musica privata, è possibile decidere il percorso di studio all’inizio dell’anno e vengono fornite sia lezioni individuali che di gruppo, per tutti i tipi di strumento. Si chiama Artschool. Lo stabile dove si trova l’accademia era la casa dei Pooh e all’interno c’è ancora il loro studio di registrazione ed è possibile utilizzarlo (con agevolazioni) per chi frequenta l’accademia. Volendo registrare qualcosa quindi avrei il vantaggio di poter realizzare un prodotto molto competitivo. Una buona preparazione paga sempre.

Secondo te come si fa a diventare famosi?

Ci vuole tanta fortuna ma è importante puntare a qualcosa che possa durare nel tempo. Adesso sembra facile poter diventare famosi. È possibile avere, infatti, la fortuna con un video virale, oppure gli agganci giusti per entrare in un talent. È più difficile per “vie traverse” o comunque permanere nel tempo. Io sinceramente non ho niente contro i talent perchè alcune persone uscite da quel tipo di contesto sono molto talentuose ma, purtroppo, la maggior parte di loro viene dimenticata. È importante, secondo me, puntare sulla propria caratteristica predominante e cercare di non uniformarsi troppo alla massa. Naturalmente non bisogna essere anticonformisti a tutti i costi, semplicemente non lasciarsi trascinare da persone che promettono fama immediata. Essere seri e fedeli a se stessi. Seguire un percorso di studi è un punto fondamentale, perché il talento, per quanto possa essere innato, va sempre coltivato.

Dove ti sei esibito?

Per due anni di seguito, grazie a RDS, in occasione dell’RDS Music Maradon, una volta in Piazza della Repubblica (Milano) e l’anno scorso al parco Indro Montanelli. Poi, suono spesso in giro in vari locali. Non riesco a vivere senza suonare quindi se amici mi chiadono di suonare a casa, io vado. Chiaramente mai andare svalutandosi cioè farsi pagare sempre anche se poco (dai locali ovviamente, non dagli amici!).

Hai un’etichetta?

No, in questo momento sono svincolato da ogni tipo di contratto ma sto lavorando a un mio progetto con l’obiettivo di presentarmi a varie etichette e varie personalità che possano aiutarmi per questo genere di cose.

Hai già pensato a qualche nome?

Beh si, in verità io stimo particolaremnte le etichette minori soprattutto perchè le major sono sature, un po’ come sono sature quelle minori in voga quindi cerco di muovermi in maniera più “furba” più che stimare un’etichetta in particolare. La major sono una casta, difficilemtne entrano nuovi artisti.

Parlami del tuo progetto, è il primo a cui stai lavorando?

No, in realtà tre anni fa ho realizzato un ep autoprodotto una cosa molto amatoriale e immatura. Non dico che me ne vergogno perchè non è vero, ma diciamo che mi contento di tenerla lì e ascoltarla per potermi dire “meno male che sono migliorato in questo, meno male che sono migliorato in quello”. Lo uso più che altro come metro di giudizio. Per il progetto a cui sto lavorando sto ancora scrivendo e accumulando materiale per poi portare un numero importante di lavori da sottoporre all ‘attenzione di chi mi sta seguendo come produzione artistica. Sto partecipando a vari concorsi per motivi di visibilità, non mi aspetto di vincere ma è importante partecipare per farsi conoscere.

Pensi che la musica elettronica farà parte del tuo progetto artistico?

Certo penso che la musica elettronica utilizzata in maniera corretta in base al genere dell’artista, sia una cosa molto positiva. Sta entrando sempre di più nel linguaggio comune quindi si, farà parte in modo rilevante del mio progetto.

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